Conservazione e restauro edifici vincolati

 Definizione di edificio vincolato/bene culturale

Foto di apertura: Giovanni Battista Piranesi: “Interno del Colosseo con edicole per la Via Crucis”

Incisione, Roma, Biblioteca Casatanense, 1746÷1750

Si definiscono beni culturali quelli per cui risulti in atto un provvedimento di “dichiarazione di interesse culturale” che sottopone il bene alle adeguate prescrizioni di tutela (cosiddetto vincolo).

I principali obblighi a cui sono sottoposti i proprietari di beni culturali riguardano la loro protezione e conservazione.

Qualsiasi intervento edilizio su edifici vincolati deve essere preventivamente autorizzato dalla competente Soprintendenza.

I proprietari, possessori o detentori, a qualsiasi titolo, dei beni culturali vincolati hanno l’obbligo di sottoporre alla Soprintendenza i progetti delle opere di qualunque genere che intendano eseguire, al fine di ottenerne la preventiva autorizzazione.

Sono beni culturali «le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico, etno-antropologico, archivistico e bibliografico» nonché le altre cose individuate dalla legge quali testimonianze aventi valore di civiltà.

 Normativa:

Il Decreto Legislativo n° 22 del 22/01/2004, denominato “Codice dei beni culturali e del paesaggio” ha assorbito le precedenti normative che disciplinavano la materia della tutela:

- Legge n° 1089 del 01/06/1939 “Tutela delle cose di interesse artistico e storico”;

- Legge n° 1497 del 29/06/1939 “Protezione delle bellezze naturali”.

I beni culturali si dividono in pubblici o privati in ragione della loro appartenenza ad Enti pubblici o a soggetti privati.

Con l’entrata in vigore del Codice è stata introdotta la norma che prevede l’accertamento specifico dell’interesse storico-artistico del bene.

Nello specifico l’art. 12 del D. L.gs 42/2004 prevede che le cose mobili ed immobili appartenenti ad enti pubblici ed a persone giuridiche private senza scopo di lucro, che rivestano interesse artistico, storico, ecc., risalgano ad oltre cinquant’anni e siano di autore non più vivente, vengano sottoposte ad un apposito procedimento di verifica, volto ad accertare la sussistenza o meno di detto interesse. In attesa della verifica, tali cose sono in via provvisoria soggette alla disciplina di tutela prevista dal Codice. L’esito della verifica – che è promossa d’ufficio o su richiesta dell’ente proprietario – se positivo, comporta la definitiva sottoposizione del bene alla disciplina di tutela, se negativo, la fuoruscita da detta disciplina.

Dalla qualifica di bene culturale consegue per il proprietario tutta una serie di vincoli ed oneri dettagliatamente disciplinati dal Codice stesso.

Il bene culturale è oggetto di una disciplina finalizzata alla sua conservazione attraverso norme che ne assicurano una coordinata e programmata attività di studio, prevenzione, manutenzione e restauro.

 

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Partenone

 

Gli interventi edilizi da realizzare sul patrimonio edilizio esistente vincolato sono definiti all’art. 3, lettera c), del D.P.R. 380/2001 -Testo Unico dell’Edilizia- (già stabiliti dalla L. 457/1978 all’art. 31):

a) “interventi di manutenzione ordinaria”

b) “interventi di manutenzione straordinaria”

c) “interventi di restauro e di risanamento conservativo”, gli interventi edilizi rivolti a conservare l’organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso, ne consentano destinazioni d’uso con essi compatibili. Tali interventi comprendono il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio, l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell’uso, l’eliminazione degli elementi estranei all’organismo edilizio;

d) “interventi di ristrutturazione edilizia”

e) “interventi di ristrutturazione urbanistica”

Conservazione e restauro di edifici vincolati del ‘900

E’ sotto gli occhi di tutti lo stato di degrado e troppo spesso di abbandono in cui si trovano molte architetture del secolo XX, che sono state e sono tutt’ora significative e rappresentative.

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Padiglione Tedesco all’Esposizione Internazionale di Barcellona (1929), Mies Van Der Rohe

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Gli edifici del “Moderno” nella maggioranza dei casi invecchiano male, spesso a causa di materiali sperimentali che hanno dato cattiva prova, ma che costituiscono una testimonianza degna di attenzione: obsolescenza fisica, funzionale, tecnologica.

Molti edifici del ‘900 nel tempo hanno subito radicali trasformazioni con interventi inappropriati.

 

In definitiva, il “Codice dei beni culturali e del paesaggio” (D. L.gs 42/2004) tutela «le cose mobili ed immobili, …… che rivestano interesse artistico, storico, ecc.… che risalgono ad oltre cinquant’anni e siano di autore non più vivente, ……».

 

La buona notizia è che da più parti si propone di approfondire il tema del restauro e del recupero dei materiali e delle architetture del “Moderno”.

 

Purtroppo in molti casi gli interventi rischiano di stravolgere anziché riportare l’opera al suo stato originario.

Citiamo il caso dei lavori di restauro-completamento in via di esecuzione in una delle opere di architettura più importanti del Novecento, la Cripta della Colonia Güell a Santa Coloma de Cervelló, presso Barcellona, che Antoni Gaudí lasciò incompleta nel 1914:

(Appello per Gaudì): http://www.archimagazine.com/aappello.htm

 

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