Descrizione di un’area nella zona Murri

Da una Relazione Paesaggistica

(ai sensi del D.P.C.M. 12/12/2005)

per richiesta di Autorizzazione Paesaggistica in area vincolata (2011).

 

Descrizione del contesto paesaggistico.

 

Definizione di Paesaggio, data dalla Convenzione Europea del Paesaggio (C.E.P.):

«Una determinata parte di territorio così come è percepita dalle persone, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni».

 

Individuiamo il contesto paesaggistico come macropaesaggio, di intorno all’area specifica che ne è una porzione, che andiamo a descrivere.

Nell’analisi si sono ricercati caratteri peculiari e visibili del paesaggio, le differenze di utilizzazione ed appropriazione dei luoghi fra il passato e oggi.

 

La descrizione viene corredata anche da una sintesi delle principali vicende storiche, con cenni attinti da scritti e pubblicazioni di:

Prof.ssa Anna Maria Matteucci, in occasione degli incontri organizzati dal Comune di Bologna.

Giovanni Ricci, “Le città nella storia d’Itala, Bologna”, Laterza. G.R. (dove viene citata l’espressione di Cervellati-Scannavini-De Angelis, presente in “La nuova cultura”, relativa alla “città giardino”).

 

Per la descrizione suddividiamo sommariamente il macropaesaggio in zone:

 

A) – al di là della via Molinelli, comprendente Villa Hercolani;

B) – via Murri e sua zona territoriale;

C) – tra via Molinelli e via Murri, via Siepelunga e via Pianoro;

D) – lungo tutta la via Varthema;

 

infine, il micropaesaggio:

 

E) – l’area/lotto comprendente la palazzina oggetto dell’intervento.

 

La lettura del paesaggio viene completata dalla documentazione fotografica per successione di scorci, che così accompagnano il nostro percorso di conoscenza ed analisi.

 

A) – La zona oltre via Molinelli.

 

Il territorio provinciale bolognese viene suddiviso dal P.T.C.P. nelle U.d.P. Unità di Paesaggio, con connotazioni dal punto di vista fisiografico e paesistico-ambientale omogenee, per le quali il piano formula obiettivi ed indirizzi di valorizzazione.

 

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Via Molinelli vista dall’angolo con via Varthema.

 

Si trova in un contesto paesaggistico naturale in alcuni punti agricolo tradizionale, dal punto di vista della morfologia dei luoghi di tipo collinare, nell’U.d.P. n° 7 “Collina bolognese” del P.T.C.P.

Configurata in:

- “Sistema collinare” (normativa di riferimento regolata agli artt. 3.2, 7.1 e 10.8 che dà disposizioni per gli insediamenti urbani ricadenti nel sistema);

- “Zone di particolare interesse paesaggistico – ambientale” (art. 7.3);

- “Sistema delle aree forestali” (art. 7.2).

 

Il Comune di Bologna, in sede di elaborazione del Piano Strutturale, ha approfondito gli aspetti conoscitivi delle U.d.P. di cui sopra, ha recepito le definizioni ed i provvedimenti di tutela istituiti per esse dal Piano Provinciale.

Relativamente al P.S.C. la zona di cui si parla è individuabile nella Carta unica del territorio – “Tutela Elementi naturali e paesaggistici” e fa parte:

-  delle “Aree forestali” – boschi (art. 13.1);

-  dei “Beni paesaggistici tutelati dalla normativa precedente il D.Lgs. 42/04”: (art. 13.7)

-  del “Sistema della collina” (art. 13.8);

-  delle “Zone di particolare interesse paesaggistico – ambientale” (art. 13.10).

La Carta unica del territorio – “Tutela Testimonianze storiche e archeologiche” individua la via Siepelunga nella “Viabilità storica” di tipo II (art. 14.10).

 

Per ambedue i piani di cui sopra le “Zone di particolare interesse paesaggistico – ambientale” sono definite in relazione a particolari condizioni morfologiche e/o vegetazionali, particolari connotati di naturalità e/o diversità biologica, condizioni di ridotta antropizzazione, la finalità primaria della tutela è quella di mantenere, recuperare e valorizzare le loro peculiarità paesaggistiche ed ecologiche.

 

Il R.U.E. comunale inserisce la zona tra gli “Ambiti agricoli di rilievo paesaggistico”, regolati dall’art.71, visibile dalla tavola “Disciplina dei materiali urbani e classificazione del territorio – foglio 57”.

 

L’edificio più importante di tutta questa zona e che la sovrasta è la Villa Hercolani, che ha il proprio ingresso da via Siepelunga al n° 34. Lungo la via Varthema la villa inizia ad essere visibile solo da via Borghi Mamo, a oltre cinquecento metri dalla nostra palazzina.

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Villa Hercolani con il giardino.

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Villa Hercolani con il giardino.

Sorge presso il luogo dove si trovava la villa detta Belpoggio, che Giovanni II Bentivoglio aveva costruito nel 1490 (aggiungendovi nel 1498 una torre poi abbattuta nel 1755), come luogo di delizie per ospitare personaggi illustri del calibro di Giuliano della Rovere che da papa (Giulio II) gli tolse il potere, ponendo definitivamente fine alla signoria locale.

Qui si inaugurò la colonia bolognese di Arcadia (1698).

Passò agli attuali proprietari nel 1764, quando Filippo Hercolani intraprese numerosi lavori di aggiornamento in chiave neoclassica che affidò agli architetti Bianconi, Venturoli ed Acquisti al quale dobbiamo, oltre alle decorazioni del piano nobile, i due vigorosi Ercoli, trasparente allusione al nome della casata, che nel maestoso frontone sorreggono lo stemma della famiglia. Nel 1786 Angelo Venturoli progetta un’imponente facciata secondo i canoni neoclassici, allora in gran voga. Carlo Bianconi realizzò gli stucchi nella galleria della cappellina dipinta Luigi Busi.

Sul lussureggiante giardino, organizzato secondo un sistema di terrazze digradanti, si innesta il complesso gioco di scalinate al fronte sopraelevato della Villa.

 

Villa Hercolani è contraddistinta fra i “Principali complessi storici non urbani”, art. 8.5 del P.T.C.P., che contiene una prima individuazione degli elementi di interesse storico-testimoniale e, per ogni tipologia di elementi, detta la disciplina generale per la loro tutela, nonché le condizioni e i limiti per la loro trasformazione o riuso.

 

La villa è tutelata dal D.Lgs. 42/04 e classificata come “Edificio di interesse storico-architettonico”, un organismo architettonico complesso di valore storico che presenta un assetto originario storicamente definito:

-     nella Carta unica del territorio – “Tutela Testimonianze storiche e archeologiche” del P.S.C. e tutelata ai sensi dell’art. 14.7;

-      per il  R.U.E. con  art. 57.

 

B) Abbiamo visto che via Varthema collega la zona territoriale Colli, al di là di via Molinelli, con la zona territoriale che prende nome dalla via Murri (già via Toscana), la quale inizia dalla Porta S. Stefano e, dopo un percorso di circa tre chilometri, viene prolungata dall’attuale via Toscana. Quest’ultima, fuori dalla città, diviene la statale n° 65 della Futa, comunicazione con Firenze.

 

Via Murri ha origine da Porta S.Stefano, una delle porte di accesso ai viali di circonvallazione della città, realizzati con l’abbattimento dell’ultima cinta muraria, lambita dal complesso dei giardini Margherita, la cui realizzazione iniziò nel 1875.

Il 20/01/1902 fu data la prima picconata alle mura di Bologna nel tratto accanto a porta S. Stefano in direzione di porta Maggiore. L’intervento, previsto dal Piano Regolatore Generale di Bologna nel 1889 seguendo la tendenza allora ovunque predominante, era sentito necessario per operare una giunzione fra la città vecchia e l’espansione esterna già avvenuta, per favorire gli intensi flussi previsti fra le due parti, rafforzando l’anello stradale che lambiva le mura. La cinta muraria era ormai anche priva di significato militare. La città aveva raggiunto i 150.000 abitanti, più del doppio rispetto a 50 anni prima, la superficie prevista dal P.R.G. passava da 408 ettari agli 850 ettari.

Lo stesso piano prevedeva lo spostamento della cinta daziaria di circa un chilometro dal perimetro delle antiche mura su cui era precedentemente attestata: nel 1901 entra in vigore la nuova cinta daziaria, che passava sul retro dei giardini Margherita, rispetto all’ingresso principale sulla Porta S. Stefano, tagliava l’area collinare che stiamo descrivendo, per proseguire parallelamente alla strada Nazionale Toscana (ora via Murri) verso il quartiere di S.Ruffillo.

Nelle previsioni di piano non era contemplata l’espansione in direzione della sezione pedecollinare. Nelle carte dell’epoca non troviamo le zone, strade ed edifici del contesto che andiamo a descrivere: erano già presenti solamente la Villa Hercolani, di cui si è già parlato, servita dalla strada collinare detta via Siepelunga che scende fino all’allora via Toscana.

 

Via Murri è sempre stata apprezzata per la vicinanza delle colline e dei giardini Margherita. Per questa ragione lungo la via e comunque in tutta la zona, parte dell’espansione esterna all’antico cerchio di mura abbattute dal Piano regolatore del 1889, sono presenti residenze signorili, medio borghesi e villini dell’epoca, con un’alta concentrazione di verde che permane tutt’ora, a ricordo dell’interpretazione locale della teoria sulla “città giardino”, illustrata da Ebenezer Howard agli inizi del ‘900.

 

Il termine “città-giardino” è antecedente alla formulazione del pensiero di Howard (1850-1928): con esso venivano indicati solitamente alcuni quartieri per le classi agiate (come Bedford Park costruito da Norman Shaw presso Londra, o il Vésinet vicino a Parigi) oppure per le classi operaie (le paternalistiche città-giardino operaie).

Ma queste periferie giardino non hanno nulla in comune con la città-giardino, pensata da Howard proprio in antitesi alle periferie ed ai sobborghi.

Questa originaria idea fu ripresa e sviluppata da Ebenezer Howard (1850-1928) che aveva come principale obiettivo quello di salvare la città dal congestionamento e la campagna dall’abbandono.

Lo scopo era raggiungere contemporaneamente due vantaggi: gli agi e le comodità della vita urbana e gli aspetti sani e genuini della vita di campagna. La progettazione di questo nuovo tipo di città doveva quindi tener conto di tutti gli aspetti della vita umana, rispettando le esigenze primarie dell’individuo. Si pensò quindi a nuclei abitativi formati da residenze unifamiliari, attorniate dal verde, collegate tra loro, con servizi, negozi, teatro, chiesa, zone produttive e zone amministrative, in modo tale da rendere questi centri completamente autosufficienti.

La prima città giardino è stata Letchworth, a circa 50 km da Londra, fondata nel 1903. Questa distanza doveva garantire la creazione di una fascia verde con un duplice scopo: fornire tutto il necessario alla sopravvivenza dei cittadini e frenare di conseguenza l’espansione incontrollata della città stessa.

 

Via Murri si trova in un contesto paesaggistico urbano ed insediativo diffuso di pianura, dal punto di vista della morfologia dei luoghi.

 

L’arteria descritta, come anche le vie Marchetti, Guglielmini e Baumann, sono definite dai due Piani, Provinciale e Strutturale Comunale, come “Viabilità storica”: la sede viaria, comprensiva degli slarghi e delle piazze urbane, nonché degli elementi di pertinenza ancora leggibili ed il tracciato di questo tipo di strade coincide con quello rilevato in occasione della formazione del “Catasto Terreni” del 1931.

Il P.S.C. inserisce inoltre la via tra le “Zone a media sensibilità archeologica”, art. 14.4.

 

Da questo punto in poi, le successive tre zone che descriveremo sono ascrivibili nell’Unità di Paesaggio n° 5 – “Pianura della conurbazione bolognese” del Piano Provinciale.

 

C) Avvicinandoci sempre più alla nostra specifica area, analizziamo ora brevemente la zona che la contiene, compresa tra via Molinelli e via Murri, parte di via Siepelunga e via Pianoro.

 

La morfologia del luogo è di tipo pre-collinare, salendo da via Murri verso via Molinelli, in un contesto paesaggistico urbano ed insediativo diffuso.

 

La zona fa tutta parte dei beni paesaggistici presenti negli elenchi compilati a norma della ex legge 1497/39 e da questa assoggettati a provvedimenti di tutela. L’individuazione delle aree tutelate avviene nella “Carta unica del territorio/2 – Tutela Elementi naturali e paesaggistici” ed è definita tra i “Beni paesaggistici tutelati dalla normativa precedente il D.Lgs. 42/2004” recepiti dall’art. 13.7 del P.S.C.

 

E’ sotto tutela per le “Aree di ricarica della falda”, in particolare nel settore B, dell’art.11.9 del P.S.C. che ha così recepito la  “Tutela della qualità delle risorse idriche sotterranee” dal P.T.C.P.

 

Lungo la via Baumann è presente un corso d’acqua interrato, fino nei pressi del monastero delle suore domenicane, che prosegue poi a cielo aperto fino al parco “Oliviero Marco Olivo”, nella zona Chiesa Nuova.

 

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Propaggini del parco “Oliviero Marco Olivo” con il corso d’acqua.

 

Esso fa parte delle fasce di “Tutela Risorse idriche e Assetto idrogeologico”, in particolare per il “Reticolo idrografico coperto”, art. 11.2 del P.S.C.

Dagli strumenti di piano viene regolata la tutela e valorizzazione dell’ambiente fluviale dal punto di vista vegetazionale e paesaggistico, e ai fini del mantenimento e recupero della funzione di corridoio ecologico, o ancora ai fini della riduzione dei rischi di inquinamento dei corsi d’acqua e/o di innesco di fenomeni di instabilità dei versanti.

 

Il parco circonda il nuovo edificio religioso costruito negli anni ’70, classificato fra gli “Edifici di interesse documentale del moderno” dal R.U.E. (art. 57), affiancando quello antico, sulla via Murri, individuato questo come “Edificio di interesse storico-architettonico” (art. 57). Tutto questo rione è chiamato “Chiesa Nuova”, dal nome dell’originaria chiesa. Vedi Tavola 57 “Disciplina dei materiali urbani e classificazione del territorio”).

 

Finalità della tutela normata dall’art. 57 è la conservazione del valore, nel contesto urbanistico e paesaggistico di riferimento, degli edifici:

d’interesse storico-architettonico, che rappresentano delle emergenze nel territorio, compresi gli immobili riconosciuti come “beni culturali” dalla disciplina nazionale;

-     d’interesse storico-architettonico del moderno, realizzati a partire dai primi anni del XX secolo. Gli uni e gli altri sono indicati nella Carta unica del territorio del P.S.C.

-     Sono d’interesse documentale gli edifici che testimoniano i caratteri del paesaggio, già esistenti al 1949.

-     Sono edifici d’interesse documentale del moderno quelli cartograficamente individuati sulla base dell’attenzione e del riconoscimento critico loro attribuito dalla letteratura di settore.

 

Nell’isolato compreso fra via Marchetti, via Borghi Mamo, via Varthema e via Baumann, individuato come area ad uso scolastico (art. 45 R.U.E., Tavola 57), si trova un moderno edificio, sede del Liceo Artistico Statale.

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Retro dell’edificio scolastico su via Baumann.

Fra le vie Murri, Angelelli e Marchetti è compreso il complesso sportivo dello “Sterlino”, “Edificio d’interesse documentale del moderno” (art. 57 R.U.E., Tavola 57).

Si è già detto della vocazione del contesto attorno a via Murri, quando ancora era denominata via Toscana, ad arricchirsi di residenze signorili, medio borghesi e villini dell’epoca, come interpretazione locale della teoria sulla “città giardino”.

Il R.U.E. ha quindi recepito tale interpretazione, definendo le aree in questione “Quartieri giardino” all’art. 60, fra gli “Ambiti storici” (“Disciplina dei materiali urbani e classificazione del territorio” Tav. 57).

Sono qui presenti “Edifici di interesse storico-architettonico” (art. 57 del R.U.E.), costituenti emergenze architettoniche, tra i quali immobili riconosciuti come beni culturali dalla disciplina legislativa nazionale vigente (D.Lgs. 42/04), individuabili nella “Carta unica del territorio – Tutela Testimonianze storiche e archeologiche”.

Lungo le vie Marchetti, Guglielmini e in via Varthema, nella parte più prossima a via Murri, troviamo edifici (foto n° 6) classificati “Edifici di interesse documentale” (art. 57).

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All’angolo V.Murri-V.Marchetti si trova la sede Carisbo (foto n° 7), un “Edificio di interesse storico-architettonico del moderno”, art. 57 del R.U.E.

 

D) Via Lodovico Varthema è relativamente vicina (circa tre km.) al centro storico della città.

Una parte di essa è inserita dal P.S.C. fra le strade di “Viabilità storica” (“Carta unica del territorio/2 – Tutela Testimonianze storiche e archeologiche”), tutela istituita già dal P.T.C.P. (art. 14.10): sono le strade, le piazze, altri spazi pubblici ed elementi di pertinenza che mantengono caratteri storici ancora leggibili, il cui tracciato coincide con quello rilevato in occasione della formazione del “Catasto terreni” del 1931. La finalità della tutela è di conservare la memoria del ruolo strutturante di questi manufatti nell’organizzazione del territorio.

La viabilità storica è soggetta a differenti tipologie di tutela, che dipendono dalla sua utilizzazione attuale: di tipo I, con eventuali trasformazioni permesse con mantenimento della percezione del tracciato storico ed elementi di pertinenza, con anche differente collocazione, ma mantenendo la leggibilità come parte di assetto storico della strada; di tipo II, quella in cui il valore storico-testimoniale prevale sulle caratteristiche funzionali, con eventuali interventi di conservazione o ripristino dell’assetto storico (tracciato, sistemazione delle pertinenze, utilizzazione di materiali per pavimentazione e fondo stradale, evitando allargamenti e modifiche degli andamenti altimetrici delle sezioni stradali e degli sviluppi longitudinali.

Via Varthema è definita “Viabilità storica” (di tipo II) solo per una parte della sua lunghezza: il tratto prospiciente i civici n°5, 20 e 22 molto vicini alla nostra palazzina, è libero da ciascuna delle due classificazioni.

 

La percorriamo, iniziando dall’angolo con via Murri.

I lotti che vi si affacciano fanno parte dei “Beni paesaggistici tutelati dalla normativa precedente il D.Lgs. 42/2004” recepiti dall’art. 13.7 del P.S.C. (sottozona di rispetto ambientale R6 nel pre-vigente P.R.G.’85).

L’epoca di costruzione degli edifici che si affacciano su di essa è più vecchia vicino all’arteria principale via Murri e man mano che ci si allontana, verso via Molinelli, le costruzioni hanno data più recente.

I tre palazzi “gemelli” con pianta a forma di C dell’Istituto autonomo case popolari, fanno parte degli “Edifici di interesse documentale”, normati in maniera specifica all’art. 57 del R.U.E.

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Via Varthema n° 3, edifici dell’Istituto autonomo case popolari.

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Via Varthema n° 5, edifici dell’Istituto autonomo case popolari.

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Presso il civico n° 8, un interessante edificio plurifamiliare.

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Presso i civici n° 20, caratteristici villini.

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Presso i civici n° 22, caratteristici villini.

Proseguendo il nostro percorso lungo via Varthema, notiamo che il tratto fra via Baumann e via Molinelli presenta un andamento curvilineo e leggermente in salita ed è affiancato da palazzi di cinque/sei piani, risalenti agli anni ’60 ÷ ’70 del novecento.

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Palazzi nel tratto finale di Via Varthema.

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Palazzi nel tratto finale di Via Varthema.

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